Cooperazione Sud-Sud

Airsud

15 05 2005 - 17:20 · Flavio Grassi

India, Brasile e Sud Africa, i tre paesi che l’anno scorso hanno formato l’inedita alleanza tricontinentale Ibsa, stanno studiando la possibilità di unire forze in campo aeronautico per rompere il duopolio Airbus/Boeing producendo autonomamente aerei civili.

Tutti e tre i paesi possiedono già industrie aeronautiche: India e Brasile producono aerei leggeri, mentre il Sud Africa fornisce componenti alla Boeing.

La posta è alta, soprattutto per quanto riguarda il mercato indiano:
attualmente in India volano 200 aerei commerciali per una popolazione di un miliardo di persone, contro i 6000 aerei per 300 milioni di abitanti degli Stati Uniti.

Business Standard

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America Latina

I presidenti latinoamericani discutono di debito, Haiti e Falklands

4 11 2004 - 04:14 · Flavio Grassi

Oggi e domani a Rio de Janeiro si riuniscono i presidenti dei paesi che partecipano al «Gruppo di Rio». Partito una ventina d’anni fa come forum informale, il Gruppo comprende 19 paesi dell’America Latina (Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Panama, Perù, Uruguay, Venezuela, Cile, Ecuador, Bolivia, Paraguay, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Guyana) e ora sta lavorando per darsi una forma più ufficiale: fra i documenti messi a punto nei giorni scorsi dai ministri degli esteri e che i presidenti firmeranno al termine del vertice, c’è la definizione del gruppo come «organizzazione regionale di dialogo e intesa politica».

I punti principali sull’agenda riguardano il debito estero e Haiti. A proposito del debito il gruppo sta elaborando proposte per prendere l’iniziativa invece di subire passivamente—o al massimo respingere—le condizioni finora poste dai paesi creditori e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Haiti è una questione che importa molto al Brasile, che guida la forza Onu che sta cercando di mettere un po’ d’ordine nel caos del paese più disastrato della regione.

Dalla riunione uscirà anche una nuova punzecchiatura per Blair: l’Argentina ha chiesto, e otterrà, l’appoggio del gruppo per la sua richiesta di avviare una trattativa sulla sovranità delle Falklands-Malvinas, trattativa della quale la Gran Bretagna non vuole sentir parlare.

MercoPress

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Mondo

Il futuro si decide a Ginevra

26 07 2004 - 08:04 · Flavio Grassi

Mentre televisioni, giornali e blogger di tutto il mondo sono sintonizzati sullo scintillante festival di Boston, a Ginevra i piccoli uomini grigi chiusi nelle sale riunioni di rue de Lausanne 154 decidono una buona fetta degli assetti internazionali per i prossimi anni. Questa settimana nella sede del Wto (World Trade Organization) si gioca l’ultimo tempo supplementare per tentare di salvare il Doha Round dall’insabbiamento finale dopo il clamoroso fallimento della conferenza interministeriale di Cancun lo scorso settembre. Si comincia oggi con gli incontri a livello diplomatico e domani arrivano i ministri del commercio. Resteranno a Ginevra fino alla fine della settimana. Se riusciranno a trovare un accordo si procede, e vedremo in quale direzione. Se fallirà anche questa conferenza il mondo, Stati Uniti in testa ed Europa subito dietro, corre dritto verso una stagione di politiche neoprotezionistiche.

L’oggetto del contendere sono i sussidi alle esportazioni agricole da parte dei paesi industrializzati. Tre anni fa a Doha i membri del G8 avevano impostato un nuovo round di liberalizzazione del commercio mondiale allo scopo di dare fiato alle economie in affanno per lo shock terroristico. L’idea era sostanzialmente di aprire i mercati del terzo mondo—soprattutto quelli dei grandi paesi emergenti—ai prodotti e servizi esportati dai paesi ricchi. Arrivati alla conferenza del tutto impreparati, a Cancun i ministri del G8 si ferirono il naso contro un fronte compatto di paesi emergenti guidato dai tre che avevano da poco stretto l’inedita alleanza tricontinentale dell’Ibsa, India, Brasile e Sud Africa. I quali, per la prima volta nella storia del Wto, dettarono le loro condizioni: bene abolire i dazi, ma solo a condizione che l’apertura sia reciproca e che i paesi sviluppati smettano di ricorrere a quello strumento di concorrenza sleale che sono le sovvenzioni alle esportazioni agricole, le quali distorcono il mercato e creano situazioni paradossali come il rovesciamento artificiale dei flussi di import-export. A causa dei sussidi federali ai piantatori di cotone, per esempio, capita che non solo il cotone indiano sia invendibile negli Stati Uniti, ma addirittura che l’India stessa si trovi a importare cotone americano.

Ora le posizioni sono chiare. Tutti sanno quale partita si stia giocando o almeno dovrebbero saperlo. Ma non è detto che questo faciliti le cose. Ci sono sul tavolo alcune proposte di compromesso ma non vanno bene a nessuno. Da un lato il governo americano non ci pensa nemmeno a tagliare i fondi agli agricoltori a tre mesi dalle elezioni. La posizione europea è pesantemente condizionata dalla Francia decisa a difendere i sussidi alla sua agricoltura fino alla morte del Wto. Persino una nazione-simbolo del libero commercio come la Svizzera ha paura di quello che potrebbe accadere alla sua agricoltura alpina aprendo le frontiere. D’altra parte i paesi emergenti ritengono che le ipotesi finora viste siano ancora troppo sbilanciate a favore del mondo industrializzato.

Negli incontri preliminari dei mesi scorsi i paesi ricchi non hanno sfoggiato una grande fantasia negoziale: piuttosto che ragionare sui contenuti le diplomazie occidentali si sono date da fare per spezzare il fronte dei paesi emergenti.

Difficile prevedere come andrà. Se rimane lo stallo si torna indietro a curare ciascuno il suo orto. Se la spuntano i paesi emergenti vedremo sugli scaffali dei supermercati sempre più prodotti provenienti dal sud del mondo. Se invece la politica del divide et impera avrà avuto successo potremo continuare a crogiolarci ancora per un po’ nell’illusione di poter mantenere per sempre i nostri privilegi postcoloniali.

Reuters, AllAfrica, Daily Yomiuri, Gulf Daily News, Guardian

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Cooperazione Sud-Sud

Lula in Cina

31 05 2004 - 12:39 · Flavio Grassi

Il presidente brasiliano prosegue il lavoro di creazione di un network di cooperazione economica e strategica che scavalchi i paesi più ricchi. Invitato in Cina, ha accettato con entusiasmo e mentre era lì, a parte fare ottimi affari, ha ribadito che gli piacerebbe vedere la Cina e la Russia unirsi al “G3” costituito l’anno scorso con India e Sud Africa (il gruppo Ibsa, di cui mi sono già occupato).

Alcuni economisti sono scettici sulla possibilità che le alleanze fra medie potenze del sud del mondo possano davvero fare una differenza e citano la posizione di dominio delle nazioni ricche nell’interscambio con questi paesi. Non capiscono la differenza fra amministrazione e visione, come quelli che profetizzavano un catastrofico fallimento per l’euro. L’euro c’è e resterà. E in tre anni il valore degli scambi fra Cina e Brasile è già quintuplicato.

BBC News

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Cooperazione Sud-Sud

Prosegue il cammino dell’unione tricontinentale

3 03 2004 - 10:14 · Flavio Grassi

Oggi a New Dehli si incontrano i rappresentanti permanenti di India, Brasile e Sud Africa nel forum Ibsa per una riunione tecnico-politica in preparazione del summit dei ministri degli esteri dei tre paesi, che si terrà domani e venerdì.

Da questo nuovo giro di consultazioni trilaterali dovrebbe uscire un rafforzamento dell’alleanza tricontinentale che, nata lo scorso giugno, sta procedendo velocemente verso una integrazione sempre più significativa dei tre paesi. Visti i precedenti, è probabile che i ministri non si limiteranno ad affermazioni di principio ma elaboreranno precisi programmi operativi.

Sono tre democrazie che insieme fanno quasi un miliardo e mezzo di abitanti decisi a contare molto di più nell’economia e nella politica del mondo, e stanno procedendo a una velocità che noi nemmeno all’epoca eroica della nascita del Mec. Scommettiamo che in Italia continua ad accorgersene solo il vostro reporter dalla luna?

The Indian Express

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