Angoli scuri

E questo è tutto quello che ho da dire

27 08 2004 - 03:11 · Flavio Grassi

Sono solo le otto di mattina e ho già fatto il pieno. Il prossimo che sento dire che Enzo Baldoni un po’ se l’è cercata lo prendo a schiaffi.

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Angoli scuri

Il ritorno

13 05 2004 - 12:20 · Flavio Grassi

«Io però non ho mai capito perché una decapitazione è peggio di una pallottola in testa» ha scritto ieri Delio commentando il mio momento di pessimismo cosmico. È uno spunto di riflessione serio, che non si può liquidare aggiungendo due righe di risposta al thread. Vediamo se riesco a mettere in fila i pensieri che mi svolazzano in testa senza essere troppo noioso.

Intanto identifichiamo bene di che cosa stiamo parlando. Enrica ha fatto osservare che un certo tipo di decapitazione—la ghigliottina, per intenderci—può anche essere inteso come «esecuzione compassionevole». Vero, in parte. Un’altra volta magari torniamo sul perché penso che sia vero solo in parte. Per il momento diciamo che dal punto di vista dell’ucciso è così: in epoca di tecnologia limitata, la decollazione veloce poteva anche essere interpretata come una forma di uccisione giudiziaria che minimizzasse la sofferenza. Ma l’uccisione di Nick Berg è stata tutto tranne che un’esecuzione veloce.

Qui abbiamo il primo livello dell’orrore che ci ispirano quelle immagini: il pensiero della sofferenza infinita provocata da quel coltellaccio che scava nella gola per un tempo eterno. Più che la morte, che a quel punto è una liberazione, ci angoscia l’empatia impossibile, la spinta a interiorizzare un dolore che non potrà mai essere raccontato perché nessuno di noi può averlo provato e chiunque lo provi, dopo non lo può raccontare. Ma questa è la stessa angoscia paradossale che proviamo di fronte a qualsiasi morte lenta e dolorosa: in sé non è diversa da quella che ci ispira la sorte delle persone intrappolate sotto un edificio crollato, per esempio. Questa componente è presente nell’uccisione di Nick Berg, ma non è il suo specifico.

L’orrore specifico di quello sgozzamento seguito dalla decapitazione e dall’esibizione della testa come trofeo è la profondità arcaica della sua carica simbolica. A modo suo la pallottola in testa è un gesto razionale. È una esecuzione, una soluzione pragmatica per il problema di eliminare una persona. È un’azione «fredda». Oppure, al contrario, è il risultato di una furia improvvisa, dello scatto istantaneo che acceca. Sono entrambe cose che riusciamo in qualche modo a digerire. Le possiamo condannare ma ne conosciamo i meccanismi perché li viviamo ogni giorno. Anche se di solito non andiamo in giro a sparare in testa alla gente sappiamo cosa vuol dire il desiderio di non aver più intorno qualcuno, sappiamo cosa vuol dire compiere un gesto dettato dalla collera (che per le persone normali magari è solo lasciarsi sfuggire una parola che dopo si vorrebbe non aver detto).

La decapitazione di cui stiamo parlando è altro da tutto questo. È del tutto irrazionale perché è una uccisione lenta, faticosa. Proprio perché è così lenta e faticosa, la sua irrazionalità non è quella dello scatto d’ira. Questo è un atto deliberato e sostenuto nel tempo, ma la volontà che lo determina parte da un livello di pensiero antico, il pensiero magico-simbolico che noi abbiamo rimosso ma che continua a far sentire la sua presenza in maniera sempre più invadente.

Lo sgozzamento di Nick Berg, è già stato scritto, è un sacrificio rituale. Ma non è solo quello. Manipolare il cadavere del nemico, impossessarsi di parti del suo corpo—e in particolare della testa—come trofeo, sono i gesti della guerra primitiva. Ci sono passati tutti i popoli. La testa è la sede dell’individualità: issare la testa del nemico ucciso sulla punta della picca è il trionfo feroce del guerriero arcaico. Più in fondo c’è solo l’impossessarsi finale del nemico ucciso assimilando il suo corpo dentro di sé come cibo. È quello che nel ciclo tebano fa Tideo che, mortalmente ferito, succhia il cervello dalla testa mozzata del suo nemico Melanippo. Tideo era figlio del più antico e feroce degli dei: Ares, il dio della guerra primordiale. E con quel gesto regressivo si condanna a morte perché la sua protettrice Atena—dea guerriera ma espressione di una visione più moderna, funzionale, della guerra—che era corsa a salvarlo, lo vede, inorridisce e lo abbandona al suo destino.

La decapitazione, quella decapitazione, ci fa più orrore di una uccisione qualsiasi perché è il ritorno fra noi di Tideo, della ferocia senza confini dei guerrieri antichi. Abbiamo impiegato millenni a esorcizzarla e ora eccola qui di fronte a noi. Badate bene, il nostro averla esorcizzata non vuol dire che fosse scomparsa dal mondo: pensate «Ruanda» e capirete cosa intendo. Ma finora si trattava di guerre che sentivamo come estranee a noi: «selvaggi che si ammazzano fra di loro» era il sentimento più o meno confessato di fronte a quegli orrori. Questo invade di prepotenza la nostra vita tecnologica. Mette i piedi nel piatto della «guerra leggera», fatta con i «bombardamenti chirurgici» delle «bombe intelligenti» e ci affronta sfacciatamente sbattendoci davanti il suo urlo primordiale attraverso la nostra tecnologia digitale, la comunicazione globale, l’ubiquità che ci siamo conquistati per via informatica.

La decapitazione, quella decapitazione, ci fa più orrore perché è un segno dell’abisso di antichità scura e puzzolente di «atro sangue» in cui è sprofondata quella che si voleva «guerra pulita». Le torture ci avevano fatto rimbalzare al Medioevo. Con questo la macchina del tempo arriva molto più lontano, e non sappiamo quanto ancora correrà prima che si riesca a fermarla per tentare di tornare indietro.

Devo chiudere qui, per ora. Con una avvertenza: chi solo provasse a pensare «ecco anche lui dice che quelli sono dei selvaggi da annientare» sarebbe un poveraccio che merita solo pietà. La regressione di cui stiamo parlando non viene da un pianeta sconosciuto, nasce all’interno della nostra modernità, perché il Tideo Zarkawi non è fuori, è dentro: completamente immerso nella civiltà che crede di combattere.

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Angoli scuri

I fascisti applaudono la loro impresa

17 03 2004 - 16:02 · Flavio Grassi

Non amo usare parole come “fascisti”. Ma nomina sunt consequentia rerum.

Corriere della Sera

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Angoli scuri

Sciacalli e creduloni

23 02 2004 - 19:20 · Flavio Grassi

Ragazzi, lo dico per il vostro bene: prima di straparlare di confronti con Primo Levi, controllatele le notizie che date. Anche se un blog è solo un blog, non è mica il caso di fare pubblicità a tutti gli sciacalli che viaggiano in rete.

Guardate che non sto mica dicendo che la situazione della Corea del Nord non sia una cosa seria. Al contrario. Sto dicendo che è una questione troppo seria per ridicolizzarla trattandola in questa maniera.

Non ripeto il link al sito che pubblicizza l’e-book di pretese testimonianze di rifugiati segnalato da 1972. Non voglio regalargli page rank perciò lo cito solo come testo: si tratta di www.northkoreanrefugees.com.

Allora, siccome basta dargli un’occhiata e la cosa urla “bufala” da sfondare i timpani, ho fatto un whois sul dominio, il quale risulta intestato a un certo signor Charles Burke, residente a Las Vegas, Nevada e titolare della Dawnings Publishing. Una ricerca Google e qualche altro whois e in trenta secondi trenta si scopre che lo stesso signor Charles Burke con la sua prestigiosa casa editrice è intestatario di domini quali:

moreluck.com
acresofopportunities.com
dawnings.com
beyondluck.com

E probabilmente qualche altra dozzina, se uno avesse tempo e voglia di cercare più a fondo, ma non serve: questi bastano e avanzano. Ciascuno dei siti vende un manuale per gonzi su come arricchirsi in fretta, migliorare il proprio potenziale, bla bla. Siccome i polli da spennare abbondano dovunque, la—diciamo—casa editrice del Nostro ha una filiale anche in Giappone.

Un banale ciarlatano che ha fiutato il business dei rifugiati e si è fatto sciacallo.

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Angoli scuri

Anche fra noi

5 02 2004 - 11:11 · Flavio Grassi

I sacrifici umani non sono una esclusiva delle popolazioni andine. A volte servono per chiudere un lutto. Ieri in Florida è stato ucciso un uomo condannato a morte per l’assassinio di una donna nel 1985.

Dopo aver assistito all’esecuzione, il marito della vittima ha raccontato ai reporter come si stava preparando a passare la serata: “Farò un brindisi in onore di mia moglie, spargerò qualche lacrima, pregherò e, a modo mio, le dirò addio per l’ultima volta.”

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Angoli scuri

Brutte tradizioni

5 02 2004 - 10:52 · Flavio Grassi

La polizia peruviana ha trovato il cadavere decapitato di un neonato su una collina dalle parti del lago Titicaca. Pare che in certe zone isolate delle Ande la tradizione millenaria dei sacrifici umani sia dura a morire.

Associated Press>

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Angoli scuri

La guerra contro le donne

4 02 2004 - 11:28 · Flavio Grassi

La cronaca a volte ha un modo tutto suo di dare concretezza a idee che magari a prima vista sembrano un po’ astratte. Sui giornali indiani sta facendo sensazione la notizia di un medico che ha ucciso la moglie, anche lei medico, e poi se stesso insieme al figlio di due anni. Il dettaglio che fa risaltare questo omicicio-suicidio è la motivazione: l’invidia.

Il dottor Jayaprakash Rao Chiti era un chirurgo di grande successo a Hyderabad. Qualche anno fa lui e la moglie si trasferirono in Inghilterra. E qui sono cominciati i problemi: la moglie, bravissima radiologa specializzata in tumori al seno, ha cominciato una carriera fantastica. Lui è rimasto al palo con una stringa di contratti a termine, sostituzioni, lavoretti senza sbocco. E alla fine non ce l’ha più fatta ad accettare l’umiliazione di una moglie che aveva più successo di lui.

Ora, fate reagire la notizia con questo articolo di Adriano Sofri riportato dall’instancabile Rolli.

Hindustan Times, Panorama>

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Angoli scuri

Il giorno dopo

28 01 2004 - 09:00 · Flavio Grassi

La memoria vera comincia quando sono finite le cerimonie. E, giusto per non dimenticare, c’è un sito a cui vale la pena di dare un’occhiata. Invoca la guerra santa contro i malvagi ebrei. Fatecelo un giro, è ben organizzato e non dovete nemmeno sforzarvi con la lingua perché ha testi in inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo e norvegese.

Scoprirete che c’è in giro gente che spaccia ancora oggi i “Protocolli dei saggi anziani di Sion” come autentici. E che scrive cosucce simpatiche come:

L’accusa ad altri di “anti-semitismo”, proveniente dalle fonti ebraiche, ha un suono familiare. Se torniamo indietro nelle epoche storiche vediamo l’audace, rapace e astuto ebreo accusare tutti gli altri nella maniera più stridula di volere e fare atti di particolare ripugnanza in cui l’ebreo stesso era insigne.

Eccetera. Come avete ben capito il sito è la vetrina di una bella organizzazione internazionale di fanatici integralisti.

Cattolici.
————Scusate l’errore di stumpa: adesso il link funziona.

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Angoli scuri

Non si tortura solo con le botte

5 12 2003 - 11:38 · Flavio Grassi

Nel campo di concentramento di Guantanamo i prigionieri non subiscono torture fisiche. Ne devono sopportare di peggiori.

Durante un interrogatorio uno degli inquirenti fece capire a Razaq che era libero di andare. “Mi dissero: ‘ok, il tuo dossier è pulito. Dove vuoi che ti portiamo?’”

Osando sperare, Razaq rispose: “Peshawar?” Immediatamente gli inquirenti cominciarono a interrogarlo di nuovo come se fosse la prima volta e lo costrinsero a sottoporsi alla prova della macchina della verità.

Cfr. “La tortura della speranza” in: Villiers de l’Isle-Adam, Nuovi Racconti crudeli, 1888 (testo online in francese e inglese).

The Guardian (via Brodo Primordiale e Camillo>

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I mostri di Boston

24 07 2003 - 12:20 · Flavio Grassi

Brutta storia quella delle violenze sessuali su minorenni da parte di preti a Boston. Ora pare che dal 1940 in avanti siano stati coinvolti più di 200 religiosi che avrebbero molestato oltre 1000 bambini, con i vescovi che sapevano e coprivano.

Boston Globe>

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L’incubo del paracadutista

7 07 2003 - 20:51 · Flavio Grassi

Uno è morto perché qualcuno ha tagliato le funi del suo paracadute. A un quarto di secolo dall’ultimo lancio, il pensiero ha ancora il potere di far sudare le mani di questo ex parà.

Reuters

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Angoli scuri

Quando muore un amico

24 06 2003 - 10:57 · Flavio Grassi

Cosa scrivi quando in un incidente ti muore un amico con tutta la sua famiglia?

Oltre che un buon amico, Valerio Travi era un bravo giornalista, un professionista serio, una persona perbene. Passavamo ore a parlare di come oggi si dovrebbero fare—e poi per mille motivi non si fanno—le riviste di turismo. Silvia era una donna intelligente e dolce che tornava da ognuno dei loro molti viaggi piena di ricordi di persone. Le sue amiche in giro per il mondo erano una folla, e le ricordava tutte una per una con nostalgia. Arianna l’avevo incontrata una sola volta e mi era subito sembrata una figlia degna dei suoi genitori: aveva una ventina d’anni e stava con naturalezza in mezzo a un centinaio di giornalisti e manager, chiacchierando alla pari anche con cinquantenni poco abituati ad ascoltare.

Qualche mese fa Valerio mi aveva convinto a pubblicare due servizi sulla Birmania che, come sempre, lui e Silvia avevano fatto insieme: parlavano di una crociera di lusso e di un viaggio in mezzo alla gente. Io ero pieno di dubbi: bellissimo paese, gente stupenda, ma c’è la giunta militare. Gli avevo detto no, poi sì, poi non se ne fa più niente. E alla fine l’avevo pubblicato perché mi fidavo di Valerio e lui mi aveva spiegato che il turismo stava aiutando le persone a vivere meglio, anche dal punto di vista della situazione politica. Poi mi aveva persuaso che valeva la pena di dedicare spazio sulla mia piccola rivista a una destinazione del tutto sconosciuta come il Lesotho. Ci andranno cinquanta turisti italiani all’anno ma non importa, aveva ragione lui: valeva la pena di occuparsene.

Avevamo tanti progetti per i prossimi mesi. Adesso cosa me ne faccio di tutti quegli appunti?

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28 maggio 1980

28 05 2003 - 10:22 · Flavio Grassi

Walter Tobagi

Milano, via Salaino

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Angoli scuri

28 maggio 1974

28 05 2003 - 10:21 · Flavio Grassi

Giulietta Banzi Bazoli
Livia Bottardi Milani
Euplo Natali
Luigi Pinto
Bartolomeo Talenti
Clementina Calzari Trebeschi
Alberto Trebeschi
Vittorio Zambarda

Brescia, piazza della Loggia.

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Angoli scuri

Finché tiene

27 04 2003 - 09:13 · Flavio Grassi

La Reuters dice che le celebrazioni per l’anniversario dell’esplosione del reattore di Chernobyl sono state un flop.

Intanto il sarcofago di cemento armato che doveva durare cinque anni è lì che resiste da diciassette.

Pfaall è contento di essere distante dalla Terra.

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Prove generali di Grande Fratello (quello vero)

14 04 2003 - 11:41 · Flavio Grassi

Inquietante la rivelazione riportata da TalkLeft: il governo USA ha ingaggiato aziende private per raccogliere a tappeto dati commerciali su centinaia di milioni di cittadini sudamericani.

I database commerciali sono sistematicamente analizzati anche per ricostruire le mosse dei criminali fuggitivi.

Il bello è che c’è una legge sulla privacy (del 1974) che impedisce al governo federale di raccogliere sistematicamente dati riguardanti i cittadini comuni. Appaltando il lavoro ai privati, però, la legge è elegantemente dribblata.

I sudamericani, e i fuggitivi per ora. Poi tutti gli altri?

Forse è a questo che si riferisce lo spot della Hewlett Packard.

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Angoli scuri

La pace e la guerra

12 04 2003 - 19:13 · Flavio Grassi

Mentre si manifesta per la pace…

... il Senato lotta contro il tempo per approvare le modifiche alla legge 185 che renderebbe meno trasparente la produzione e la vendita di armi, e … dal 12 al 15 aprile Brescia ospita la ventiduesima edizione di Exa, una delle più importanti esposizioni per piccoli e grandi produttori di armi di tutto il mondo.
Nigrizia

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Angoli scuri

Il naso rivelatore

10 04 2003 - 16:06 · Flavio Grassi

Chissà quante botte deve aver preso la povera Laura prima di decidersi a farlo. Forse la sera prima lui le aveva assestato un manrovescio di troppo, magari perché la minestra era un po’ salata.

Una volta presa la decisione, ci vuole poco. Nelle vecchie case di pietra di un borgo come Arnad, un barattolo di veleno per topi non manca mai. Al massimo lui si lamenterà per il sapore cattivo del caffelatte: non importa, sarà l’ultimo ceffone che le dà.

Il difficile viene dopo. Portare quel cadavere corpulento fino in cantina deve essere stata una fatica immane. L’avrà fatto rotolare giù per le scale. E poi, l’ultimo sforzo per trascinarlo fino alla “mbosa”, la buca dove una volta si tenevano le patate.

Fatto quello, il resto è facile. Raccattare un po’ di terra e calcinacci sparsi per coprire il corpo in qualche maniera. Tanto chi mai verrà a cercarlo qui? Lui avrà vomitato dappertutto prima di morire, ma a ripulire la casa lei ci è abituata. È la sua vita.

Con calma, lascia passare un paio di giorni poi va dai carabinieri a dire che suo marito è andato ad Aosta con qualcuno e non è più tornato. Come lei aveva previsto, lo cercano dappertutto tranne in casa. Devono essere giornate esilaranti per Laura. Per la prima volta nella sua vita è padrona di sè stessa.

Persino la televisione si occupa di suo marito. Lo cercano a “Chi l’ha visto?” I vicini le dicono poveretta; poi sottovoce le donne aggiungono che sta meglio sola, va là.

Non si accorge dell’odore che comincia a salire dalla cantina. Ci vive in mezzo tutto il giorno, si abitua a poco a poco, non può sentirlo. Al contrario del personaggio di Poe a cui il rimorso fa sentire rumori inesistenti, la sua felicità per la libertà conquistata le impedisce di avvertire la puzza di carogna.

Ma quell’odore di morto intorno alla casa è troppo forte perché non se ne accorgano i vicini. Arrivano i carabinieri, e lei gli racconta tutto.

Deve essergli sembrato fin troppo bello restare libera per otto mesi filati.
La Repubblica

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